C’era una volta un piccolo uccellino di nome Zefiro (nome dovuto al suo carattere mite come il vento),felice e spensierato che abitava in un nido accogliente, vicino a un grande campo pieno di alberi dove vivevano tanti altri uccelli, tutti più grandi di lui.
Alla fine del campo, c’era un albero davvero particolare: aveva un buco nel tronco, simile a una piccola porta. Sembrava fatto apposta per accogliere un piccolo visitatore.
Ogni tanto volava vicino a quell’albero e si fermava a guardare il buco, sperando di vedere uscire qualcuno. Ma ogni volta non vedeva nulla e tornava a cercare cibo nei paraggi. “Quel nido sarebbe perfetto per me”, pensava Zefiro, “adoro quel tipo di alberi, sarebbe l’ideale!”.
Quel buco aveva una forma strana, quasi come una bocca spalancata per la meraviglia.
E proprio sopra, c’era un ramo che sembrava un braccio, teso come per guardare lontano.
L’uccellino era molto curioso di scoprire di più su quell’albero, ma quel giorno era troppo impegnato a divertirsi con il vento, lasciandosi trasportare ad ali aperte nel cielo azzurro.
Il mattino seguente si svegliò pigramente, pensando subito al cibo.
Nella sua zona c’era sempre tanto da mangiare, ma doveva stare attento, perché gli altri uccelli, più grandi e prepotenti, potevano fargli del male.
Quella mattina, però, decise di avvicinarsi di più all’Albero Curioso. Si posò su un ramo, ma non accadde nulla. Allora, con coraggio, decise di entrare nel buco.
Appena dentro, sentì una leggera vibrazione e, con sua grande sorpresa, una voce squillante ma piacevole disse: “Finalmente sei venuto a trovarmi!
Mi stavo quasi stancando di guardarti!”. Sorpreso, Zefiro fece un balzo e uscì dall’albero, esclamando: “Chi ha parlato?”.”Ho parlato io”, rispose l’albero. “Speravo che venissi a stare da me. Ti ho osservato e mi piaci, sei tranquillo e non litighi mai con nessuno.
Mi piacerebbe tanto farti compagnia.”Un po’ timido ma felice, rispose: “Davvero vuoi che resti qui? Ma non sono solo, c’è anche la mia sorellina Betti.”
“Lo so”, disse l’Albero Curioso, “ho visto Betti. E non vedo l’ora di avere due amici come voi.”
Così, Zefiro volò al suo nido e raccontò tutto a Betti, che si entusiasmò subito. Insieme, prepararono le loro cose e si trasferirono nel nuovo nido dentro l’Albero Curioso.
“Non ti dispiace se ti chiamo Curioso, vero?” chiese Zefiro.
“No, anzi, mi diverte molto”, rispose l’albero, cominciando a vibrare di contentezza.
Da quel giorno, l’Albero Curioso raccontava tante storie a Zefiro e Betti, che, euforica, non faceva altro che entrare e uscire, pensando a come sistemare il nuovo nido.
Il fratello, felice, ascoltava, certo di aver trovato un amico speciale e un nido perfetto per lui e sua sorella.