In fila, uno accanto all’altro, come se si proteggessero a vicenda, c’erano gli Otto Giganti. I due ai lati erano i più grandi e robusti, seguiti da altri alberi sempre più sottili fino ad arrivare ai quattro centrali, che sembravano i più giovani della famiglia, con fronde meno folte. Ogni volta che mi trovo lì, sotto le loro ombre rinfrescanti, mi sento in pace. Il fruscio delle foglie mosse dalla brezza è come una melodia per le mie orecchie. Sono i guardiani silenziosi di un luogo antico, dove una chiesa e un campanile si ergono, e dove, molti anni fa, un monaco trovò l’ispirazione per le note musicali.
Attorno a loro, la campagna si stende a perdita d’occhio: campi di grano, Un vero paradiso per me e mia sorella Cecil, dove scorazziamo felici da mattina a sera. Io sono Licel, e con Cecil passo gran parte della giornata. Abbiamo anche quattro fratelli maschi, scatenati e dispettosi, che cerchiamo di evitare il più possibile.
Mamma, sempre attenta e affettuosa, ci mette in guardia dal pericolo più grande di tutti: l’uomo. “Le mie leprotte furbette”, ci chiama, e per tenerci occupate ci coinvolge nella preparazione dei dolci, soprattutto dei nostri preferiti: i biscotti alle carote. Ma il nostro posto preferito resta sempre sotto gli Otto Giganti, perché ogni volta ci raccontano una storia nuova. L’altro giorno, il nonno albero ci ha parlato di quando era solo un piccolo seme, trasportato dal vento per chilometri prima di trovare dimora lì, dove ora si erge maestoso.
Gli altri alberi sono arrivati in momenti diversi, uniti per caso in una fila perfetta. Prima piccole piantine, poi alberelli e, infine, giganti imponenti. “Quante stagioni abbiamo vissuto,” raccontava nonno albero. “Ricordo una tempesta di vento e pioggia così forte che le nostre radici facevano fatica a restare ancorate al terreno. Sembrava che volessero strappare via, ma siamo rimasti qui, più forti che mai.
E poi, quella volta in cui un cagnolino venne a fare pipì proprio sul mio tronco! Mi gonfiai e vibrai, avvicinando la corteccia al suo musetto. Che spavento si prese! Corse via a gambe levate, e scommetto che la prossima volta sceglierà un altro posto!”
Nonno albero continuava a raccontare: “Un giorno, quando ero ancora un giovane albero, un bambino furbetto si arrampicò sui miei rami. Zitto zitto, si accovacciò tra le mie foglie. La sorella lo cercava disperata, e presto anche i genitori, increduli, iniziarono a chiamarlo ovunque. Io, che non volevo causare loro tanta preoccupazione, mossi delicatamente le fronde per avvertire il bambino. Ma lui non mi ascoltava. Allora decisi di scuotere i rami più forte, costringendolo a scendere.
La ricerca finì con sollievo per tutti, tranne per il bimbo, che fu sgridato.
Prima di andare via, si voltò verso di me e, con un sorriso furbo, mi mandò un bacio con la mano.” Le leprotte, entusiaste dopo aver ascoltato i racconti del nonno albero, corsero veloci verso la tana. Ma non prima di aver salutato tutti e otto i giganti, promettendo che sarebbero tornate presto a trovarli.