Mi venne in mente che, a quell’ora, la famiglia che abitava lì doveva essere in casa. Così volai fino a una finestra e, attraverso il vetro, vidi due bambini che giocavano spensierati.
Decisi di attirare la loro attenzione: iniziai a cinguettare e a battere le ali con insistenza. Dopo vari tentatvi finalmente ci riuscì.
I due bambini si avvicinarono alla finestra e notarono subito il cucciolo abbandonato.
In un attimo, tutta la famiglia si precipitò fuori, e con dolcezza lo presero tra le braccia e lo portarono dentro, al sicuro.
Io, fradicia ma felice, osservavo la scena. Avevo raggiunto il mio scopo ed ero così contenta di essere stata utile!
Da quel giorno, quel cucciolo – anzi, quella cucciola, che chiamarono Lisi – iniziò a scorazzare felice nel giardino, per la gioia di tutti.
Vi confido un segreto: un giorno Lisi mi vide mentre volavo nei paraggi. Ci scambiammo uno sguardo e nei suoi occhi lessi tutta la sua gratitudine.
È così che comunichiamo noi animali: non abbiamo bisogno del dono della parola, il nostro linguaggio è fatto di gesti e sguardi che parlano al cuore.